Il tempo degli dei

Ci sono fondamentalmente tre motivi per i quali suggerire a quasi qualsiasi essere umano mediamente alfabetizzato di leggere Il tempo degli dei.

Il primo motivo è che si tratta di un romanzo scritto da Berlicche (il blogger, non il demone). E con questo la presente recensione potrebbe dirsi bella che conclusa, quantomeno per coloro che lo conoscono, i quali nel romanzo ritroveranno tutti gli argomenti “core business” del suo blog.

“Quello che sto cercando di fare è permettere in modo che tu possa scegliere liberamente, e questo è possibile solo se conosci tutta la verità.”

Il secondo motivo è che, pure togliendo il livello di lettura soprannaturale e fermandosi allo strato fantascienza e/o fantasy, il libro è davvero un ottimo libro, precisamente a causa di questo “e/o” che – no, no spoiler, diciamo solo che siamo nei paraggi della terza legge di Clarke (“qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”).
Una storia soprannaturale nascosta sotto una storia di fantascienza nascosta sotto una storia fantasy. Dai che non è così complicato come sembra.

“C’è qualcosa che non so.”
“Ci sono un sacco di cose che non sai. Accorgersi di non sapere è il primo passo per imparare. Se pensi di conoscere qualcosa, allora non farai mai lo sforzo per apprenderla. Al contrario, l’ignoranza è la vera via per la saggezza. Guarda me: non saprei fare il conto delle cose che non so, eppure passo per sapiente.”
“Ma tu sei sapiente!”
“Ecco un’altra cosa che pensi di sapere!”

Il terzo e principale motivo è che, sotto tutti questi livelli, il libro è reale. In che senso reale? Nel senso che ogni volta che mi capita di sostenere il seguente dialogo

  • così tu sei uno che legge, eh? E che genere ti piace?
  • Mah, non uno solo, per esempio leggo molta fantascienza e fantasy e…
  • Ah no a me quelle cose non piacciono, non sono reali. Non voglio sprecare tempo leggendo roba che non esiste.

Ecco, parafrasando Goebbels, ogni volta che sento dire che fantasy e fantascienza sono “roba che non esiste” tenderei a mettere mano alla pistola. Ma non ho una pistola. Però ho una biblioteca, che nelle giuste mani può essere anche più letale. In questi casi uno dovrebbe semplicemente rispondere che non bisogna confondere l’evasione del prigioniero con la fuga del disertore, e che non importa se fantascienza e fantasy parlano fondamentalmente di un altrove (una scienza diversa, una natura diversa), perché se lo scrittore è bravo, allora il lettore a un certo punto scopre che questo altrove in realtà è proprio la nostra realtà, soltanto leggermente cambiata di prospettiva. E dunque succede come quando hai di fronte un oggetto che hai visto mille volte e credi di averlo già conosciuto del tutto ma poi qualcuno lo muove e allora lo vedi da una prospettiva nuova e scopri un angolo a cui non avevi pensato ed ecco: lo conosci meglio.

Ci sono romanzi di fantascienza e fantasy da cui ho imparato più cose sulla realtà di quante ne avrei potute imparare se avessi dedicato lo stesso numero di ore a un seminario di geopolitica. Per esempio, leggendo Dune di Frank Herbert e Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin, ho imparato che il manicheismo è ingenuo, perché il MondoReale™ non si divide solo in due metà, non esistono i Buoni da una parte e i Cattivi dall’altra, bensì esistono innumerevoli fazioni che fanno ciascuna il proprio gioco a volte buono a volte cattivo ma più spesso un po’ buono e un po’ cattivo, i cui obiettivi a volte convergono a volte collidono con effetti a catena che rimbalzano in un labirinto di cause e concause, e tutte le fazioni hanno le proprie sotto-fazioni e sotto-sotto-fazioni con tradimenti dentro tradimenti, finte nelle finte nelle finte, piani dentro piani dentro piani dentro piani di qualcun altro. E poi ovviamente l’imprevisto, il caso, le coincidenze, il caos.

È per questo che la realtà è così meravigliosa e terribile: supera sempre tutte le nostre teorie. Contiene sempre più di quello che pensiamo. È troppo complessa per essere la costruzione di una piccola mente umana.

Il tempo degli dei, non dico che gioca la stessa partita di Dune (l’autore dovrebbe scrivere almeno altri cinque seguiti), ma se non sta nello stesso campo da gioco, sta perlomeno nello stesso campionato. La storia è complessa e non manichea. Ci sono tante cosiddette divinità, questo non è proprio uno spoiler, ciascuna delle quali gioca il proprio gioco di potere secondo i propri interessi, i quali a volte combaciano e a volte collidono con gli interessi altrui. Ci sono gli esseri umani, la stessa canna pensante di sempre, buona e cattiva come sempre, dunque altri interessi, piani, complotti, tradimenti, interpretazioni sempre parziali. E poi ci sono gli angeli, ci sono i demoni, tutto un vasto armamentario di creature semi-mitologiche un po’ fantascientifiche un po’ fantastiche le quali hanno anch’esse i propri interessi e progetti e desideri, non sempre coincidenti con quelli dei loro creatori. Leggere questo libro probabilmente ci aiuta a capire un po’ di più il MondoReale™, nonché a difenderci un po’ meglio dai pericolosi progetti di Berlicche (il demone, non il blogger).

Il mio dialogo preferito:

“Sei un Sacerdote?” domandò Van.
Tomaso annuì. “È esatto.”
“E di quale dio? Non riconosco la tua veste.”
Setora sbuffò. “Nessun dio, ragazzino. Il Tomaso qui presente è un ateo.”

Che mi ha ricordato un brano dell’ultimo libro di Jacques Maritain:

Infatti gli Ebrei e i primi cristiani non erano forse trattati da atei da parte dei pagani al tempo dell’Impero Romano? C’era un senso nascosto in questo oltraggio. Cfr San Giustino, I Apologia, VI, n. 1: «Ecco perché ci chiamano atei. E certo, noi lo riconosciamo, noi siamo davvero gli atei di quei pretesi dèi.»
Ma se non c’è più altro mondo e se, al tempo stesso, Dio perde la sua infinita trascendenza, allora non c’è più Padre celeste e non c’è più che l’Imperatore di questo mondo, davanti al quale ciascuno deve piegare le ginocchia. E per gli atei di questo falso dio è finita: i cristiani sono in ginocchio davanti al mondo e il mondo ha perduto i santi.

Jacques Maritain, il contadino della Garonna (cap. III, sezione V “in ginocchio davanti al mondo”)

Cos’è un dio? Che cosa caratterizza essenzialmente la divinità?
La facile risposta della stragrande maggioranza degli esseri umani sarà molto probabilmente: il potere. Dio è potere. Un dio è tanto più divino quanto più è potente. Divinità Assoluta uguale Potere Assoluto. La storia antica offre svariati esempi di vecchi dei che esercitavano il proprio potere in modo spietato. La storia moderna offre svariati esempi di nuovi dei, che adesso hanno un altro nome e si chiamano ideologie, che esercitano il proprio potere in modo altrettanto spietato.

Rispetto a questi falsi dei, il cristiano è ateo.

Sembra un paradosso? Lo è, ma come diceva Chesterton, un paradosso è una verità che cammina sulle mani per farsi notare meglio. Nella misura in cui ateismo significa la ribellione a un dio tirannico e ingiusto (e non dubito che per molti atei “in buona fede” la parola significhi esattamente questo), noi cristiani siamo paradossalmente atei. Noi cristiani non siamo atei soltanto verso l’unico dio il quale, caso abbastanza singolare nel panorama religioso dell’umanità, ha scelto la strada esattamente opposta: l’impotenza, la croce, l’accettazione della libertà umana fino alle più estreme conseguenze.

Kenosis.

Ma questa è un’altra Storia.

12 pensieri su “Il tempo degli dei

  1. Ottimo commento come tuo solito.
    Dunque, ora conosciamo il nome di (cioè abbiamo potere su) Berlicche – il blogger, non il demone – o si tratta d’uno pseudonimo?
    Io mi augurerei per lui il secondo, ma il primo caso avrebbe un ulteriore valenza positiva.

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  2. Ahem …
    Pieno rispetto per la tua recensione, ma sono dell’opinione che i libri vanno letti
    (Detto nel massimo rispetto dell’autore del libro e di te che lo recensisci: quando l’autore è un blogger -pur (o specialmente) se affermato- e ha il “sogno da ragazzo di pubblicare un libro”, potrebbe scegliere di editarlo in word o in un libero formato writer e “pubblicarlo” in pdf. E dal suo sito distribuirlo gratuitamente.
    Ci tengo a dirlo, la mia non vuole essere né polemica né taccagneria.
    E’ il mio modo di pensare -per alcuni malsano e non condivisibile- di blogger che usa un editor di blog gratuito come wordpress.com e che liberamente e gratuitamente attinge a piene mani dal web quanto è copyleft, e che altrettanto copyleft produce.
    Poi ovviamente il fruitore può “donare”…
    Approfitto per un cordiale saluto a tutti.

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    1. Beh, mi sembra anche giusto che una persona tragga frutti dal suo lavoro. La gratuità è una forma di carità che in un contesto santo santifica, ma in un altro contesto rischia di avere l’effetto opposto, cioè per la legge dell’inflazione psicologica – uno dei tanti effetti del peccato originale – la gente tende a pensare che prezzo e valore coincidano e dunque se è gratis non vale niente…

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  3. Se il padrone di casa mi ospita…

    Celia: vale la prima. In effetti anche in passato c’era chi ci era arrivato. Il padrone di casa sa, ma è discreto.

    per Ubi humilitas: sul mio blog ho quindici anni e passa di contenuti gratuiti, un articolo al giorno,non ho mai voluto neanche un soldo di pubblicità proprio per essere libero di dire ciò che volevo come volevo.Chiunque può prenderne e ripubblicare, l’ho sempre detto chiaramente, e alcuni pezzi sono anche finiti in posti a pagamento. Io non ci ho ricavato una lira.
    C’è materiale per una dozzina di libri; ma volevo un libro pubblicato davvero, un romanzo vero – e questo implica costi che vanno sostenuti da parte di un editore, oltre che mesi di lavoro da parte mia.
    Sorry, è il mondo reale. Le cose costano; se non sei disposto a spendere (soldi, o tempo), vuol dire che non ci tieni.
    Il libro sircliges l’ha letto; in effetti è stata la terza persona a leggerlo, visto che mi ha dato una mano con la revisione. Provaci anche tu, magari scoprirai che valeva la pena comprare. Costa meno di una serata in pizzeria (quando ancora si poteva) e dura di più.

    Piace a 1 persona

    1. Scopro così il nome di Berlicche e che ha scritto un libro, che recupererò quanto prima. In realtà la recensione mi fa temere di… averlo già letto, non essendo nuovo al suo blog e riconoscendolo in ciòche ne dici 😀 Ma certamente non sarà così.

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