Morti

Rèquiem aetèrnam, dona eis, Domine, et lux perpètua lùceat eis. Requiéscant in pace. Amen.

Ho ripetuto la stessa cosa che avevo fatto a settembre. Sono andato sul sito dell’ISTAT (qui), ho scaricato i dati aggiornati al 5 marzo 2021 che supportano il rapporto ISS-ISTAT (qui), quello con i dati completi per tutto l’anno 2020; poi ho fatto qualche calcolo:

Sulla base dei dati ISTAT, ho preparato per quattro livelli di aggregazione territoriale (7.903 comuni, 107 province, 20 regioni con il totale per l’Italia) le suddette tabelle, contenenti:

  • la mortalità totale per ogni mese dal 2011 al 2020 (totale, cioè tutti i decessi registrati a prescindere dalle cause, non è possibile obiettare “sono morti di qualcos’altro ma non ce lo dicono”);
  • la differenza tra la mortalità 2020 e la media 2015-2019 (stessa media considerata dall’ISTAT nel suo rapporto);
  • la differenza la mortalità 2020 e la media 2011-2019 (casomai uno la ritenesse più significativa, sebbene io personalmente ritenga proprio il contrario, perché più si risale indietro nel tempo e più si rischia di “sommare mele e pere” cioè confrontare situazioni inconfrontabili).

Ecco dunque il risultato per l’aggregato Italia:

Spiegazione delle classi colorate:

  • BIANCO: la mortalità 2020 è inferiore alla media;
  • VERDE: la mortalità 2020 è superiore alla media, ma ancora dentro l’intervallo di normalità (per intervallo qui intendo il campo di variazione, cioè la differenza tra valore massimo e valore minimo; se la differenza 2020-media è inferiore a questo valore, allora diciamo pure che l’aumento di mortalità è normale);
  • GIALLO: la mortalità 2020 ha oltrepassato l’intervallo di normalità, l’incremento è inferiore al 50%;
  • ROSSO: l’incremento di mortalità del 2020 sta tra il 50% e il 100%;
  • VIOLA: l’incremento di mortalità del 2020 è superiore al 100%, cioè i morti sono più che raddoppiati.

E dunque, per la media 2015-2019, ho costruito questa tabella mese per mese e Regione per Regione:

A mio avviso, tuttavia, il dato più significativo è quello di livello provinciale. Infatti il dato nazionale e regionale sono troppo estesi e comprendono per forza di cose un miscuglio di contesti e situazioni assai differenti, sì che si realizza il famigerato effetto “pollo di Trilussa” – cioè quella media che mette assieme il tanto e il poco, come nella poesia di Trilussa: lo statistico dice che in media la gente sta bene perché due persone hanno mangiato un pollo a testa, omettendo il piccolo dettaglio che la prima ne ha mangiati due e la seconda ha fatto la fame.
Viceversa, il dato comunale è troppo ristretto… ci sono tanti piccoli paesi in cui, felicitazioni, normalmente passano mesi interi prima che qualcuno torni al Creatore… e dunque non è abbastanza rappresentativo, basta un incidente stradale per sballare la media.
Allora, usando come base di confronto il periodo 2015-2019, ecco l’extra-mortalità a livello provinciale:

Nord-Ovest

Nord-Est

Centro

Sud

 

(ma che cavolo è successo nella provincia di Barletta-Andria-Trani? È l’unica del Sud ad aver raggiunto il viola, con un impressionante +124% a novembre!)

Isole

E raggruppando tutte le classi:

Qui si vede proprio graficamente la differenza tra la prima e la seconda ondata: la prima ha avuto un picco maggiore, ma la seconda è stata enormemente più diffusa, soltanto 3 province su 107 hanno avuto a novembre una mortalità “normale”.
Inoltre, si vede anche quanto è ingannevole l’effetto pollo di Trilussa, perché se uno si limita a fare i conti sul dato nazionale, può constatare che 746.146 (mortalità 2020) meno 645.620 (mortalità media 2015-2019) uguale 100.526, e che 100.526 diviso 645.620 fa un incremento di mortalità del 16%, che tutto sommato dai, non sembra neppure così brutto, ci metterei la firma…
…Il problema è che questo sedici per cento è una media onnicomprensiva che tiene dentro tutto assieme, i posti dove l’epidemia non è arrivata, i posti dove è arrivata e ha colpito poco, i posti dove è arrivata e ha colpito pesantissimo.
Il potenziale si capisce soltanto se si pensa quali diversi e maggiori numeri avremmo avuto se quelle province colorate di viola e di rosso fossero state, poniamo, doppio o il triplo.


Seguono, per ogni Regione con le rispettive province, tabelle con la mortalità assoluta (2011-2020) e il confronto con la media 2015-2019.

Abruzzo

Basilicata

Calabria

Campania

Emilia-Romagna

Friuli-Venezia Giulia

Lazio

Liguria

Lombardia

Marche

Molise

Piemonte

Puglia

Sardegna

Sicilia

Toscana

Trentino-Alto Adige

Umbria

Valle d’Aosta

Veneto


Seguono le immagini delle mappe interattive che attualmente si trovano sul sito dell’ISTAT (qui, poi qui, poi cliccare su “variazioni percentuali per provincia”).


Conclusione.

Questi sono numeri. Veri, se i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica sono attendibili (tendo a pensare di sì, sarebbero assai difficili da falsificare). Dietro ogni “1” c’è una persona morta. Dietro tutti questi numeri c’è una verità empirica, cioè che c’è davvero un accidenti di morbo che ne manda un mucchio all’altro mondo (ometto per brevità di argomentare la confutazione delle altre possibili spiegazioni di questi numeri, specie le teorie del mega complotto universale).
Ho deciso molto tempo fa di vivere tutta la mia vita sulla base del semplice principio filosofico che la realtà, per quanto a volte possa essere sgradevole e pure maledettamente dolorosa, è oggettiva: è il nostro pensiero che deve adattarsi ad essa e non viceversa. Pare tuttavia che questo principio oggigiorno sia fuori moda, perché adesso invece va per la maggiore “mi piace dunque è vero, non mi piace dunque è falso”. Pazienza.
Vorrei che fosse chiaro che riconoscere la realtà dell’epidemia non significa automaticamente giustificare tutto ciò che le autorità fanno ed hanno fatto per malgovernarla (prendo a prestito il sottotitolo del libro di Luca Ricolfi “La notte delle ninfee”, di cui suggerisco la lettura). Vorrei che fosse chiaro, ma sfortunatamente non lo è, sì che personalmente mi trovo spesso ad essere il terzo “non datur” in un manicheismo brutale (“assurda e ideologica alternativa fra negazionisti e rigoristi, fra aperturisti e paladini dei lockdown”). Di nuovo, pazienza. Passerà anche questa.

Buona Settimana Santa a tutti i lettori.

Qui mortem nostram moriéndo destrúxit, et vitam resurgéndo reparávit.

16 pensieri su “Morti

  1. Riguardo a infomrazioni viziate e prese di posizione ideologiche, che idea ti sei fatto della tesi che pure emerge ultimamente nell’internet cattolico, sui vaccini e i bambini abortiti? Non ti chiedo di fare un post apposito, ma magari hai approndito anche questo e puoi dirmi qualcosa di più.
    Per quel che capisco di biologia, il poco che posso dire è:
    – quando dicono che le cellule dei feti abortiti sono in qualche modo un ingrediente dei vaccini, è pura paura delle streghe.
    – se il prolema è che alcune linee cellulari staminali ottenute da feti sono usate nella sperimentazione dei vaccini, allora è probabile che siano utilizzate nella sperimentazione di moltissimi tipi di farmaci, e i cattolici dovrebbero smettere di prenderne molti altri.

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    1. Ciao Zimisce, grazie per la stima che mi esprimi chiedendo un mio parere. Avevo pensato ad un post, ma in tutta onestà mi sto formando un giudizio che però non ho ancora completato fino in fondo. Provo a sintetizzare quello che ho capito finora.

      Il contributo più interessante che abbia letto sull’argomento è questo del professor Stephan Kampowski:

      https://review.veritasamoris.org/cooperazione-appropriazione-e-vaccini-preparati-con-laiuto-di-ricerche-sulle-cellule-fetali

      Concetto base: mentre la cooperazione riguarda il futuro, l’appropriazione riguarda il passato.

      Cooperazione è quando io collaboro ad un male che deve avvenire, e che avverrà anche grazie al mio contributo; dunque (a meno che non sia inconsapevole, oppure inevitabile per stato di necessità) è colpevole, perché (CCC 1789) non è mai lecito fare il male in vista di un bene.

      Appropriazione è quando il male è già avvenuto, senza la mia collaborazione, ma adesso io me ne “approprio” ovvero traggo beneficio dai suoi effetti. In questo caso io non posso più evitare il male (perché è passato), dunque la mia appropriazione può essere lecita… A MENO CHE essa non equivalga a nuova cooperazione per un ulteriore male futuro.
      Per esempio, se io compro merce rubata, è vero che non ho cooperato al furto, ma è anche vero che il ladro ha rubato perché sapeva che avrebbe trovato un acquirente per la refurtiva, e io lo confermo in tale convinzione, dunque lo incoraggio a rubare ancora. In questo caso l’appropriazione del male passato equivale a cooperazione al male futuro e perciò è illecita.
      Invece, nel caso di queste linee cellulari, poiché c’è stato un singolo aborto non più ripetuto nel tempo (le cellule si moltiplicano in coltura), l’appropriazione NON equivale a cooperazione, perciò può essere lecita…

      …SE (e qui sta la mia perplessità di fondo) questa appropriazione non contribuisce, in fondo, a sdoganare ulteriormente la pratica dell’aborto a fini scientifici.
      E qui entriamo in un campo molto spinoso, quello delle ipotesi su scenari prossimi o remoti, dove non è facile orientarsi, perché per definizione stiamo giudicando cose non conosciamo completamente (se le conoscessimo non avremmo ipotesi bensì fatti).

      Per questo motivo ritengo che sia possibile ma rischioso giudicare intrinsecamente lecito (in quanto totalmente assente di cooperazione) l’uso di queste linee cellulari, e che sia invece più prudente ragionare in termini di stato di necessità.
      Ovvero: la mia appropriazione potrebbe sì equivalere ad una remota cooperazione materiale (perché potrei incoraggiare i poteri di questo mondo a procurare ulteriori aborti), ma è il “male minore inevitabile” considerando lo stato di necessità esistente in questo momento per la presenza di una epidemia. Ovviamente questo ragionamento vale se si accetta il dato di fatto che c’è davvero una epidemia (gran parte dell’ambiente che si oppone all’uso del vaccino lo fa partendo da posizioni per principio no-vax, e scettiche sull’epidemia in sé).

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      1. Grazie, immaginavo che avessi approfondito un po’ anche questo aspetto. Secondo me sarebbe d’aiuto capire esattamente che ruolo hanno cellule di questo tipo nella ricerca. Non si trovano molte informazioni a riguardo, se non appunto in certi ambienti complottisti che sembrano quasi pensareche il vaccino si prepari in un calderone dove si versano pezzi di bambino come sacrificio stregonesco.
        Tuttavia se la discussione “seria” su queste cose è così marginale può essere per due motivi: o perché l’uso di queste linee cellulari è anch’esso molto marginale o perché nell’ambiente scientifico c’è davvero reticenza a parlarne e si teme che il dibattito possa portare ad un rifiuto di queste sperimentazioni da parte dell’opinione pubblica (non sui vaccini attuali ma su altre ricerche che potrebbero avvantaggiarsi di questa cosa).

        Ora, sul fatto che le staminali siano importanti nella ricerca non c’è dubbio. E può darsi che la grande disponibilità di tessuti fetali che la nostra società (ahimè) produce abbia fatto nascere una catena di sfruttamento. Voglio dire, anni fa si raccomandava di donare le staminali del cordone ombelicale e si facevamo molti tentativi anche per far tornare totipotenti le staminali degli adulti, tutto a scopo di ricerca. Oggi non se ne parla più (credo, ma non ho più approfondito dai tempi in cui Quark parlava di queste cose). Quindi non mi stupirebbe che effettivamente si sia creata una catena di produzione che approfitti degli aborti.

        Sull’uso dei farmaci la cui sperimentazione ha usufruito di questa catena al momento non mi farei troppi problemi. Non è, appunto, come se gli aborti servissero a produrre vaccini. Gli esperimenti necessari potrebbero essere fatti comunque, sfruttando altri tipi di staminali o prendendo (rispettosamente) tessuti da aborti spontanei o creando linee cellulari di staminali adulte “ringiovanite”. Per tornare al tuo esempio, comprare merce da un mercato che si rifornisce dai pirati non è ideale, la società dovrebbe abbattere la pirateria, però sappiamo che quelle merci arriverebbero comunque al mercato, non è che la pirateria sia indispensabile per averle. Non so se calza come esempio.

        Mi piacerebbe però sapere se quanti dicono che le linee cellulari provenienti da feti abortiti hanno un ruolo nei vaccini spiegassero esattamente che ruolo è. È solo nella sperimentazione o lamentano un ruolo anche nella produzione (che so, per dare a vettore virale delle cellule umane in cui riprodursi – ma non vedo perché dovrebbero essere delle staminali a svolgere questo ruolo). E comunque se il problema è la sperimentazione fatta in un certo modo, ribadisco, temo che nessun farmaco inventato oggi ne sia esente.

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      2. Ciao Zimisce, ho cercato un po’ di informazioni per risponderti.

        Ti segnalo questo articolo
        https://www.sabinopaciolla.com/la-linea-cellulare-hek-293-e-il-dott-alex-van-der-eb/

        questo vecchio post di Berlicche
        https://berlicche.wordpress.com/2012/10/10/4169/
        mi risulta che la situazione non sia cambiata: tutte le staminali che hanno dato esito positivo alla ricerca sono solo le cosiddette “adulte”, mentre da quelle embrionali non si è mai ricavato niente, eppure il mainstream dell’informazione insiste a dipingere in luce positiva solo queste ultime, per motivi chiaramente ideologici

        e questa intervista al medico e bioetico Renzo Puccetti da parte del Movimento per la Vita, in particolare al minuto 13:47 troverai una slide dove si elencano i vaccini disponibili in Italia e l’eventuale uso fatto di cellule di origine fetale (NB che non significa direttamente estratte da feti)

        “in certi ambienti complottisti che sembrano quasi pensareche il vaccino si prepari in un calderone dove si versano pezzi di bambino come sacrificio stregonesco”

        Purtroppo, non “sembrano quasi pensare”, ma lo pensano proprio. Per esempio Mons. Viganò ha preso una deriva allucinante, veramente ai limiti del surreale:
        https://www.marcotosatti.com/2021/01/31/vigano-covid-19-santa-sede-complice-di-una-congiura-contro-dio-e-luomo/

        « immoralità del cosiddetto vaccino contro il Covid-19, in ragione dell’uso di materiale derivante da feti abortiti … per “rinfrescare” il materiale fetale originale occorre periodicamente aggiungervi nuovi feti, ricavati da aborti al terzo mese provocati ad hoc, e che i tessuti devono essere prelevati da creature ancora vive, a cuore palpitante»

        Più volte sono intervenuto sul blog di Tosatti per far notare che questa descrizione è errata, e inficia pesantemente la credibilità di chi la afferma, ma senza alcun esito. Purtroppo su questo argomento è calata una cappa di vera e propria isteria irrazionale.

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  2. Grazie, il video è molto chiaro, quindi esiste effettivamente un uso di queste cellule nella produzione. Però mi pare di capire che quanto alle linee utilizzate finora il problema non si pone molto, perché le cellule di questo feto (HEK) attenute nel 1972 sono venute secondo le leggi del tempo o da un aborto spontaneo o da un aborto dovuto a rischio grave per vita della madre (comunque accettato dalla morale cattolica). Quindi le critiche che si fanno adesso mi paiono molto speciose (non ho visto tutto il video però). Riguardano in caso solo il vaccino Johnson e Johnson.

    Sì, le derive di Viganò ne inficiano molto la credibilità anche quando parla di corruzione della Chiesa, ed è un peccato perché le denunce in quel campo servono eccome.

    Piace a 1 persona

    1. Tutto è possibile, ma forse non c’è ragione di dubitare. Sono gli anni ’70, stai provando a fare replicare delle staminali. L’opinione pubblica è ancora in gran parte contro l’aborto (diciamo che se venne legalizzato 10 anni dopo si può pensare che già la maggioranza fosse a favore, ma c’era ancora una certa resistenza). Ti bastano poche cellule, e tanto bene le vai a cercare per vie traverse rischiando di gettare cattiva luce sulla ricerca? Se anche se le è fatte mandare a caso da un altro reparto dell’ospedale, immagino non fosse come oggi che il 90% degli aborti sono indotti: tra le cellule fetali conservate quasi tutte dovevano essere “a norma”. Certo l’illecito può sempre esserci ma penso che le probabilità siano basse. Diverso sarebbe se per arrivare a quel risultato lo scienziato avesse dovuto prima provare su centinaia di campioni (con annessa difficoltà a reperire materiali), ma da quel che si dice nell’intervista non mi sembra. Se presupponiamo la malafede non andiamo da nessuna parte.

      Quanto ai rischi per il futuro, abbiamo appurato che in queste tecniche non c’è bisogno di “rimpinguare le scorte”. Le cellule di riproducono quasi all’infinito, tant’è che ancora si usano quelle degli anni ’70. Quindi, anche per future ricerche (e produzioni) sarebbe facilissimo scegliere di usare solo staminali provenienti da aborti spontanei. Se oggi il problema esiste è solo perché statisticamente è molto più probabile che l’ospedale X abbia sottomano tessuti fetali da aborti indotti piuttosto che da quelli spontanei. Ma almeno in questo ambito mi sembra evidente che rientriamo nel caso A tra quelli che hai descritto. Diverso sarebbe invece se cominciassero a spuntare ricerche che dicono “testiamo l’efficacia del farmaco / la velocità di produzione su cellule staminali di 1000 feti diversi per vedere se ci sono differenze individuali”. Ma davvero non è questo il caso.

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      1. «Quanto ai rischi per il futuro, abbiamo appurato che in queste tecniche non c’è bisogno di “rimpinguare le scorte”. Le cellule di riproducono quasi all’infinito, tant’è che ancora si usano quelle degli anni ’70.»

        Esatto, è questo il punto discriminante per la valutazione morale. Qualche tempo fa parlavo con un amico medico e mi spiegava (riporto per come l’ho capita) che creare daccapo una nuova linea cellulare a partire da materiale abortivo sarebbe inutile, perché le linee attuali sono già stabili e funzionali. Uccidere altri esseri umani per crearne di nuove sarebbe non solo immorale, ma anche antieconomico e pragmaticamente inutile. E se possiamo dubitare della moralità delle “case farmaceutiche” (pagando anche dazio allo stereotipo che le dipinge come nere entità senza chiaroscuri), trovo assai più difficile dubitare della loro propensione al risparmio.

        Purtroppo su questo argomento vedo due confusioni che dilagano nell’ambiente “cattolico”:
        1) confusione tra le specifiche tecniche di queste linee cellulari e quelle di altre situazioni, come la catena di produzione degli aborti di Planned Parenthood, quella davvero una roba abominevole che grida vendetta al cielo, ma è un “business” diverso, lì il materiale abortivo è utilizzato principalmente per cosmetici e trattamenti individuali
        2) confusione morale sulla fattispecie “uso di parti provenienti dal corpo umano”, ma se fosse così allora bisognerebbe moralmente opporsi anche ad ogni trapianto d’organi e al limite pure alle trasfusioni di sangue, e infatti questa è la posizione di alcune sette protestanti. Ma appunto questa è una tara protestante, e in genere l’antivaccinismo nasce in quel mondo.

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      2. Infatti nel caso di Planned Parethood sarebbe anche da capire esattamente chi e come utilizza questi feti. In che senso la cosmesi? Non mi risulta che si sia scoperto che delle cellule fetali possano che so, ringiovanire la pelle. Sarà un business diabolico basato su una visione magica della scienza? Si fa pensare alla gente che in qualche modo un “estratto di bambino”può far ringiovanire? Quella sì che sarebbe come la stregoneria, intesa come l’umana tendenza a compiere gesti orribili immaginando di ottenere dei vantaggi personali… che poi non ci sono. In quel caso sì che la provetta diventerebbe la versione asettica del calderone della strega. Ma sarà un argomento per un’altra volta.

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  3. Sinceramente sulla liceità dell’origine di quel feto, da cui proviene la linea cellulare nota come “HEK 293”, io non ci metterei la mano sul fuoco. Può darsi che fosse un aborto illegale e adesso il medico a distanza di tanto tempo “eh scusate non ricordo”. Può darsi che fosse stato eseguito in maniera formalmente legale, ma con una diagnosi “aggiustata” per far risultare come grave pericolo di vita una situazione che non era davvero tale. Insomma entriamo in un campo di ipotesi dove tutto è un forse chissà.

    Io, nel mio piccolo, qualche preghiera per l’anima di quel bambino l’ho detta e invito a dirla.

    A mio avviso tuttavia il nodo centrale del problema morale non è come avvenne l’aborto originale ma se potrebbero avvenirne ancora. Pensiamo al trapianto d’organi e facciamo due ipotesi:

    1) Tizio, assassino abituale, uccide Caio per suoi motivi personali. Dal cadavere di Caio è estratto il cuore che è compatibile con il corpo di Sempronio, malato in lista d’attesa per un trapianto.

    2) Tizio, giudice che lavora in una nazione dove vige un regime politico crudele, esamina il caso dell’imputato Caio. Tizio si convince che Caio è innocente, tuttavia lo condanna ugualmente a morte, perché in quella nazione esiste una predazione sistematica degli organi dei condannati a morte, e i giudici sono ufficiosamente incoraggiati a procurare quanta più possibile “materia prima”. Il cuore di Ciao sarà destinato a Sempronio, malato in lista d’attesa e facoltoso finanziatore di questo sistema di predazione.

    Sono due casi simili, in entrambi i casi all’origine c’è un atto sicuramente immorale (assassinio di un innocente) ma cosa è che fa la differenza?

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  4. Che il virus ne abbia ammazzati tanti è un fatto, ma è un fatto anche che i morti per infarto nelle fasi critiche dell’epidemia sono triplicati. E che le diagnosi di tumore sono diminuite del 52%, vale a dire che ci sono migliaia di persone che hanno un tumore ma non si stanno curando perché non sanno di averlo. E che sono drasticamente diminuiti i controlli per varie patologie, dal diabete all’ipertensione eccetera, il che in un numero non indifferente di casi ha portato al decesso dei soggetti interessati. E quindi quanti di quei morti in esubero siano stati provocati direttamente dal virus non lo sappiamo, né, credo, lo sapremo mai.

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    1. È vero, ma proprio per questo nel computo dei danni non ci si può limitare a contare solo le morti provocate direttamente ed esclusivamente dal virus. Bisogna allargare il discorso e contare almeno (e già stiamo semplificando) tre fasce di causalità:

      1) morti per covid direttamente ed esclusivamente, o almeno senza concause percettibili

      2) morti che avevano già prima qualche patologia pregressa, con la quale potevano morire o convivere as usual, poi è arrivato il virus e gli ha dato la mazzata fatale. Per esempio il CDC americano ha stimato che solo il 6% di vittime della pandemia in America sono morte esclusivamente di covid, mentre il restante 94% per una combinazione di covid e patologie pregresse. Questo report ha fatto saltare sulla sedia i riduzionisti di mezzo mondo, che lo hanno preso come la prova che di covid è morta pochissima gente… trascurando tuttavia che quell’altro 94%, se non si prendeva pure il covid oltre alla famosa patologia pregressa, stava probabilmente ancora tra noi, magari un po’ acciaccato e malmesso, ma vivo.
      https://www.health.com/condition/infectious-diseases/coronavirus/cdc-6-percent-covid-deaths

      3) morti dovute al crash del sistema sanitario quando va in stress, perché i malati sono così tanti che non c’è più posto negli ospedali, i medici sono troppo pochi, non abbiamo abbastanza tamponi e mascherine… ovviamente qui c’è anche una concausa a monte cioè la sciagurata politica atavica di tagli alla sanità (perché “ce lo chiede l’Europa” etc etc).

      Insomma il covid funge da “catalizzatore” che non si limita ad ammazzare gente di suo, ma innesca una serie di reazioni che aumentano la mortalità delle altre concause dannose, sia naturali (le altre malattie) sia artificiali (una politica sanitaria a dir poco allucinante).
      Dopodiché si può benissimo discutere sui criteri con cui separare le cause dirette da quelle indirette, oppure pesare il contributo causale di ogni concausa, ma sempre tenendo presente che a monte c’è il problema del catalizzatore.

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      1. Beh, se chiamiamo in causa i fattori politici, possiamo tranquillamene dire che quelli sono responsabili del 100% dei morti, tranne forse la prima dozzina: la Cina che prima zittisce, poi arresta e poi elimina tutti i medici e giornalisti che avevano tentato di dare l’allarme, che blocca i voli interni ma continua a far partire quelli per l’estero non si arrende ad ammettere l’epidemia fino a quando il contagio non è ormai ben diffuso in tutto il mondo, stiamo parlando di due mesi buoni. Poi da noi abbiamo la “patologia pregressa” di almeno vent’anni di tagli selvaggi, il rifiuto di mettere in quarantena chi arriva dalla Cina perché è razzismo, il rifiuto di isolare i focolai più virulenti perché è fascismo e tutto il resto che sappiamo. Aggiungiamo che molte terapie intensive erano al collasso e non potevano accogliere tutti, ma c’erano anche terapie intensive in zone poco contagiate che restavano mezze vuote, e qualcuno si è chiesto: se tutti quei camion dell’esercito fossero stati usati prima per portare pazienti da dove le TI traboccavano a dove c’era disponibilità, sarebbe stato poi necessario usarli per trasportare le bare? E poi mettiamoci i suicidi per depressione da reclusione, quelli per disperazione di chi dalle chiusure è stato gettato sul lastrico e non riuscirà a riaprire mai più eccetera. In compenso ci sarà sicuramente qualche morto in meno per incidenti stradali ma qualcuno in più per gli effetti dello smisurato aumento del consumo di droga e psicofarmaci. Insomma, i fattori in gioco sono talmente tanti che il numero delle persone ammazzate dal covid dubito che sia possibile calcolarlo. Se poi guardo me: ho settant’anni, una leggera ipertensione, un tumore al cervello al momento benigno che può degenerare ma lo fa abbastanza raramente e che comunque non ha niente a che vedere con i fattori predisponenti all’aggravamento del covid, però se me lo prendessi (se me lo fossi preso: oggi sono felicemente vaccinata) e ci lasciassi le penne, la sentenza sarebbe: anziana, patologie pregresse, morta con il covid. Ma io, se seguo l’andamento di entrambe le mie famiglie di origine, se non mi casca una tegola in testa posso benissimo vivere tranquillamente anche altri 20-25 anni, per cui per quanto mi riguarda credo che potrei considerarmi morta per il covid.

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