L’amore, la comunione e il tomismo ai tempi del Covid-19

Questione: se prendere la Comunione in chiesa possa essere veicolo di contagio del cosiddetto corona virus.
Pare che. In contrario. Dimostrazione. Analisi delle obiezioni.

Pare che ricevere la comunione eucaristica non possa essere veicolo di contagio. Infatti:

  1. Per effetto del miracolo della transustanziazione, il pane non è più pane, bensì corpo di Cristo, e il vino non è più vino, bensì sangue di Cristo. Cristo ci guarisce, essendo egli il medico per antonomasia (cfr Mt 9, 12): perciò il suo corpo e il suo sangue non possono danneggiarci.
  2. Dio vuole il nostro bene, non il nostro male. Se una persona sfida l’epidemia e va in chiesa, sicuramente Dio ricompenserà la sua fede e la preserverà dal male.
  3. Numerosi eventi miracolosi, contenuti nelle agiografie, narrano di santi e sante che non hanno temuto di mangiare il corpo e bere il sangue di Cristo, anche se all’apparenza sensibile sembrava che il pane e il vino fossero stati avvelenati o contaminati o comunque resi pericolosi per la salute umana. Queste persone non hanno patito danno: ciò dimostra che nessun male può essere trasmesso dalla comunione.
  4. Avere paura di poter essere contaminati dalla comunione implica una debolezza nella fede, come dichiarato dal Patriarca Daniele, attuale Primate della Chiesa Ortodossa rumena. È una negazione implicita della Presenza Reale. Si possono adottare misure eccezionali per pietà verso questi fedeli di poca fede, ma sempre proclamando il dogma che la comunione non può far male.


In contrario:

La transustanziazione toglie la “sostanza”, ma lascia gli “accidenti” del pane e del vino, i quali operano secondo la propria natura e dunque possono nutrire, corrompersi, corrompere, tutto secondo la normale chimica delle cose.



Dimostrazione:

Per noi moderni non è facile capire questo problema, fondamentalmente perché è cambiato il significato delle parole e perciò rischiamo, letteralmente, di non capire un accidente.
Allora per capire che facciamo? Torniamo all’etimologia, torniamo all’origine.

Sostanza è da “sub-stantia”, quello che sta sotto. La sostanza di una cosa è ciò che la fa essere ciò che è, che regge tutto il resto (sottomesso, in un certo senso). Ma ciò che sta sotto, appunto, non si vede. Di nessuna cosa noi vediamo direttamente la sostanza. È nascosta.
Analogia: se la realtà fosse una pagina web, la sostanza sarebbe il codice HTML[1]. Fate la prova: aprite questa pagina da un pc fisso, fate clic col tasto destro del mouse, selezionate “HTML” (oppure “sorgente pagina” o qualsiasi cosa dica il vostro browser), vedrete qualcosa di simile a questo:

HTML sostanza

Ci capite qualcosa? Probabilmente no, a meno che non abbiate qualche rudimento d’informatica. Ecco, diciamo analogicamente che questa è la sostanza della mia homepage. Fate la differenza con quello che vedete normalmente sul web e vi potete fare un’idea della differenza tra sostanza e accidente.
Noi non possiamo vedere il codice della realtà materiale, perché ne facciamo parte. Gli angeli sì, possono, perché ne sono fuori, e quando dall’iperuranio vogliono operare nel mondo materiale, premono tasto destro e vedono all’incirca proprio questo: codice. Parole ordinate in un linguaggio razionale. Logos.

Accidente è dal verbo “accido”, da cui deriva il verbo italiano accadere. Accidente non sei tu, è ciò che ti accade, ma poteva anche non accadere, è accidentale. Nota bene che accido ha questi significati:
1 cadere sopra o vicino, piombare addosso
2 colpire, giungere, arrivare
3 accadere, occorrere, avvenire
4 riuscire, andare a finire, avere esito o risultato
Interessante che il primo significato è “cadere sopra”, da cui l’uso simpatico della parola per augurare belle cose a chi vogliamo bene, del tipo: ti colpisse un accidente. L’accidente sta sopra, la sostanza sta sotto, coperta dagli accidenti che le accadono. Per tornare all’analogia di prima, guardando questa pagina web, noi in realtà vediamo solo gli accidenti, forma, dimensioni carattere, colore, pubblicità temporanee… vediamo solo la superficie. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Ok, ci siamo fino a qua? Accidenti sopra, sostanza sotto.

Quando Dio opera la transustanziazione, cambia la sostanza e lascia gli accidenti. Come dire: riscrive il codice HTML delle webpage “pane” e “vino”, ma lascia intatta la grafica. Noi non siamo in grado di capire come questo avvenga, possiamo solo crederci per fede. E non siamo in alcun modo in grado di accorgercene, perché la sovrascrittura è perfetta. Quello non è più sostanzialmente pane e vino, è la carne e il sangue di Cristo, ma sotto ogni aspetto sensibile è COME il pane e il vino, e fa esattamente tutto quello che fa normalmente il pane e il vino.
Quand’ero ateo, la mia principale obiezione a questa strana cosa era che così è troppo comodo, ti piace vincere facile. Un miracolo quotidiano completamente invisibile: non dimostra proprio niente, non converte nessuno. Bene, quand’ero ateo avevo torto su tante cose, ma su questa avevo ragione, perché i miracoli non devono dimostrare. Salvo rarissime eccezioni, i miracoli non provocano la fede, ma la presuppongono.


San Tommaso è l’essere umano che più si è avvicinato a capire (quasi) come funziona la faccenda: Summa Teologica, 3° parte, argomento n. 77 “la permanenza degli accidenti in questo sacramento” (nell’eucaristia).
Tommaso ci insegna cose notevoli: gli accidenti del pane e del vino rimangono senza soggetto (perché le sostanze non ci sono più) e questo è un fatto davvero bizzarro, appunto miracoloso:

Nulla impedisce che una cosa sia ordinata secondo la legge comune della natura, e che tuttavia il suo contrario venga ordinato secondo un privilegio speciale della grazia, come è evidente nella risurrezione dei morti e nella illuminazione dei ciechi: come anche nelle relazioni umane si concedono ad alcuni dei privilegi speciali al di fuori della legge comune. E così, sebbene secondo l’ordine comune della natura gli accidenti esistano in un soggetto, tuttavia per una ragione speciale, secondo l’ordine della grazia, gli accidenti in questo sacramento esistono senza il loro soggetto.

Ma se gli accidenti sono rimasti senza soggetto, come fanno? Se non c’è la sostanza sotto che li regge, come mai non cadono nel nulla? Tommaso non si accontenta di rispondere che li regge Dio (ok, troppo facile, come il nero, va bene con tutto) ma ci spiega anche come questo accade, con la “quantità dimensiva”.
La quantità dimensiva non è la materia, perché nel linguaggio di Tommaso la vera materia è la sostanza (che non si vede, sta sotto); piuttosto è il primo accidente della sostanza, la prima cosa in superficie, banalmente è “quanto di materia c’è in questo posto”. Non la materia in sé, ma le dimensioni della materia. La quantità dimensiva diventa una specie di… come dire… vice-soggetto materiale, che fa da soggetto per tutti gli altri accidenti:

È necessario che gli altri accidenti che rimangono in questo sacramento abbiano come loro soggetto la quantità dimensiva del pane e del vino rimanente. Primo, poiché ai nostri sensi appare una quantità estesa dotata di colore e di altri accidenti: e in ciò i sensi non si ingannano. Secondo, poiché la prima disposizione della materia è la quantità dimensiva; per cui anche Platone dava come prime differenze della materia la grandezza e la piccolezza. E poiché la materia è il soggetto primordiale, ne segue che tutti gli altri accidenti devono riferirsi al soggetto mediante le dimensioni… Ora, siccome tolto il soggetto gli accidenti conservano nell’Eucaristia il loro essere precedente, ne segue che tutti gli accidenti restano fondati sopra le dimensioni.
1. Un accidente non può essere di per sé il soggetto di un altro accidente, non avendo un proprio essere. Però in quanto un accidente è nella sostanza si può dire che fa da soggetto a un altro accidente, se questo è ricevuto dalla sostanza mediante il primo: come la superficie può dirsi il soggetto del colore. Perciò quando a un accidente viene concesso da Dio di esistere per sé, gli viene concesso anche di essere il soggetto di altri accidenti.
2. Gli altri accidenti, anche considerati nella sostanza del pane, venivano individuati tramite la quantità dimensiva. Ed è per questo che la quantità è il soggetto degli altri accidenti che rimangono in questo sacramento, piuttosto che l’inverso.

Questa cosa della quantità dimensiva ci può aiutare a rispondere all’affannosa domanda che da qualche secolo a questa parte, tra microscopi e tutto quanto, i cattolici più affannati si pongono: ma la materia, dove sta? Come faccio a credere che materialmente il pane non sia più pane, se io al microscopio vedo proprio pane, atomi di pane, peso atomico e tutto il resto?
No, gente, è inutile: stiamo proprio fuori strada. A prescindere dalla transustanziazione, proprio in generale per qualsiasi oggetto, quello che vediamo (e continueremo a vedere pur con il microscopio più avanzato del multiverso) non sarà mai la vera materia, ma la quantità dimensiva assieme a tutti gli altri accidenti (colore, odore, peso, vibrazioni etc). Quello che oggi nel nostro linguaggio siamo abituati a chiamare materia, nel linguaggio di San Tommaso (che è quello con cui la Chiesa ha dichiarato il dogma della transustanziazione) non è la materia, semmai è una “forma”, che sta sopra la materia e la copre.
Siccome tutti gli accidenti del pane e del vino restano al loro posto, essi fanno tutto quello che facevano prima, e perciò:

siccome alle specie sacramentali è dato per virtù divina di rimanere nell’essere che avevano quando sussisteva la sostanza del pane e del vino, è logico che esse conservino anche il loro modo di agire. Quindi tutte le funzioni che potevano avere quando era presente la sostanza del pane e del vino, possono venire compiute da esse anche quando la sostanza del pane e del vino si converte nel corpo e nel sangue di Cristo. Perciò non vi è dubbio che esse possono agire sui corpi esterni.

E dunque, spiace dirlo, ma sì, possono anche corrompersi:

La corruzione delle specie sacramentali non è miracolosa, ma naturale: presupponendo però il miracolo compiutosi nella consacrazione, che cioè quelle specie sacramentali mantengano senza il soggetto l’essere che prima avevano nel soggetto; allo stesso modo in cui un cieco guarito in maniera miracolosa vede in maniera naturale.

E possono anche generare cose, non necessariamente piacevoli, come i vermi (puah!):

Si può vedere con i sensi che dalle specie sacramentali viene generato qualcosa: o la cenere, se vengono bruciate; o i vermi, se vanno in putrefazione; o la polvere, se vengono triturate.
Nella consacrazione stessa viene concesso miracolosamente alla quantità dimensiva del pane e del vino di essere il primo soggetto delle forme successive. Ora, questa è una proprietà della materia. Di conseguenza è concesso alla suddetta quantità tutto ciò che spetta alla materia. E così quanto potrebbe essere generato dalla materia del pane e del vino se fosse presente, può essere generato dalla suddetta quantità dimensiva del pane e del vino; e non per un nuovo miracolo, ma in forza del miracolo già compiuto nella consacrazione.
1. Sebbene [nelle sacre specie] non ci sia la materia per generare qualcosa, c’è tuttavia la quantità dimensiva, che fa le veci della materia, come si è detto [nel corpo].
2. Le specie sacramentali sono certamente degli accidenti, tuttavia hanno le funzioni e le virtù della sostanza.
3. La quantità dimensiva del pane e del vino conserva la propria natura, e inoltre riceve miracolosamente le virtù e le proprietà della sostanza. E così può trasformarsi in ambedue le cose, cioè nella nuova sostanza e nelle dimensioni.

E dunque, sì gente, se è possibile beccarsi il corona virus mangiando e bevendo sostanze infette, allora è possibile beccarselo anche mangiando e bevendo il Corpo e il Sangue di Cristo.
Mi spiace, triste notizia, ma non lo dico io, lo dice San Tommaso. Se non vi piace, prendetevela con lui. E con Dio.

 



Analisi delle obiezioni:

1. Il Corpo e il Sangue di Cristo non possono danneggiarci. Infatti, ciò che eventualmente ci danneggia non è la sostanza-materia del Corpo e del Sangue, ma l’accidente quantità dimensiva del pane e del vino, che fa le veci della materia.

2. A tutti coloro che ritengono che Dio “debba” preservarci dal male e dal dolore, perché noi siamo tanto bravi e buoni e abbiamo tanta fede e diciamo tutte le preghiere, suggerirei di andare a farsi un giro in un posto che si chiama Bajardo.
In questo paese, il giorno del Mercoledì delle Ceneri del 1887, ci fu un terremoto violentissimo proprio quando la chiesa era gremita di persone. Quelle persone assistettero a un prodigio miracoloso: il terremoto faceva staccare le grosse pietre dalla pareti della chiesa, ma esse non cadevano verso il basso, bensì invece restavano sospese nell’aria, e rimasero così per tutto il tempo che ci volle fino a quando l’ultimo fedele fu uscito e messo al riparo, sì che non morì neppure un innocente. Il miracolo di Bajardo è uno dei più famosi della Liguria.

No, scusate, stavo scherzando.
Non è andata così. Non è affatto andata così. Col cazzo. Non c’è stato nessun miracolo: centinaia di persone a pregare, arriva all’improvviso il terremoto, e sono morte tutte.
E allora, di fronte ad eventi come questo, cosa dobbiamo pensare? Che Dio è cattivo? Che Dio ha l’obbligo di proteggere chi si affida a lui, e se non lo fa, Dio è inadempiente? Che ci ha fatto un torto negandoci un miracolo a cui avevamo diritto?
Ovviamente NO, non dobbiamo pensare nulla di tutto questo. Urlare contro il cielo per il male nel mondo è umanamente comprensibile, il libro di Giobbe ha qualcosa da dire al riguardo, e dal punto di vista cristiano è “normale”, la fase adolescenziale del cristiano medio, dopo che i primi dolori della vita hanno distrutto la fase infantile “ghe ghe Dio è buono e mi protegge sempre la la la”. Capita. Poi, auspicabilmente, passa anche la fase adolescenziale e si arriva alla fede adulta, ma non nel senso modernista del termine, bensì nel senso di San Paolo (1 Cor 13, 11).
Non ho la pretesa di risolvere in questo post il problema del male nel mondo, dico solo a chi sta leggendo: se davvero pensate che Dio vi proteggerà “necessariamente” dal corona virus perché andate in chiesa e prendete la comunione, mi spiace, gente, ma siete così tremendamente ingenui. Come bambini. E no, questo non è un complimento.

3. I miracoli si chiedono, non si esigono. Dio può fare un miracolo, se vuole, sospendendo le leggi di natura, ma non ha alcun obbligo di farlo e infatti la maggior parte delle volte non lo fa. I miracoli sono l’eccezione, non la regola. Di fronte a Dio si dice “io ti chiedo”, non “tu mi devi”; la virtù da esercitare è la speranza, non la fede. L’essenza della magia non è una bacchetta magica e un abracadabra, bensì la pretesa di comandare il soprannaturale e usarlo come se fosse una tecnologia. Il pensiero magico non è pensiero cristiano.

4. il Patriarca della Chiesa Ortodossa rumena (ometto di esprimere qui i miei sentimenti poco ecumenici) ha detto una grande sciocchezza. Può essere parzialmente scusato in quanto, essendo ortodosso e non cattolico, si è perso San Tommaso. Peggio per lui.
La Chiesa Cattolica si è già posta da molto tempo il problema degli effetti materiali negativi della comunione, con riguardo alle persone affette da celiachia, e ha disposto che queste persone possono fare la comunione bevendo il Sangue di Cristo dal calice; oppure, più recentemente, sono a disposizione ostie con una quantità minima di glutine (non è possibile usare ostie del tutto prive di glutine perché, in totale assenza della materia pane, non ci può essere il sacramento). Ma al di là dello specifico problema, il fatto stesso che la Chiesa (in tempi non sospetti) abbia dato questa risposta, invece di dire ai celiaci “gente di poca fede, andate a mangiare Cristo come Dio comanda!”, implica la consapevolezza della distinzione tra la sostanza (che guarisce) (se non si è in peccato mortale, altrimenti è peggio) e gli accidenti, che operano secondo la propria natura.


P.S. fin qui la comunione e il tomismo, ma l’amore, citato nel titolo del post, dove sta?

Ma è ovvio! Altro non è che il mio amore per San Tommaso, genio immenso regalato da Dio agli uomini, a dimostrazione che la fede non annulla l’intelligenza, bensì la feconda.


Nota:

[1] Analogia imperfetta, perché in realtà il codice HTML non è neppure la vera programmazione, bensì la marcatura, cioè la disposizione degli elementi nella pagina. Ma “sotto” il livello HTML c’è un altro livello di codice, che noi non vediamo, ed è quello a programmare gli elementi. Comunque, ai fini di questo esempio, accontentiamoci così.

18 pensieri su “L’amore, la comunione e il tomismo ai tempi del Covid-19

  1. Tra i pare che ne hai dimenticato uno:

    pare che:
    – andare al bar preservi da ogni rischio di contrarre mali virulenti, mentre partecipare alla Santa Messa sia veicolo preferenziale di contagio, e questo anche se nel bar la densità degli avventori è un ordine di grandezza superiore a quello di qualunque chiesa di provincia in un qualunque giorno feriale, stante che in entrambi i casi la percentuale di avventori in età senile, con probabili patologie croniche pregresse, è decisamente rilevante.

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      1. @Micky

        Mi pare che esistano alcuni microscopi super avanzati che consentano di vedere gli atomi. Ma se non esistono oggi magari esisteranno domani. Comunque è un dettaglio così marginale nell’insieme del discorso che non ho neppure controllato.

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  2. In un’altra occasione non avrei osato proporti questo video, ma la tua interiezione a proposito del mancato miracolo di Bajardo mi incoraggia a segnalartelo.

    Tanto lo sai certamente anche tu che un grande bestemmiatore è prima di tutto uno che crede fermamente.

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  3. Non sempre, in realtà a volte un grande bestemmiatore è semplicemente uno stronzo (su questo blog il turpiloquio è sdoganato, entro prudenti limiti). Ma il video è simpatico, su questo stesso tema ritengo l’apice filmico sia la scena del Cattivo Tenente di Abel Ferrara

    Il linguaggio può mettere a disagio certe sensibilità, ma secondo me è più cattolico questo di tutte quelle canzonette zuccherose “grazie signore grazie”.

    Piace a 1 persona

    1. Rimango convinto che chi bestemmia dimostra di credere in Dio, perché chi non crede in Dio non ha nessun interesse a inveire contro la divinità. A questo proposito in passato ho criticato il regista del Decalogo-1 per manifesta inverosimiglianza perché nel suo film induce un ingegnere ateo, dopo una disgrazia chiaramente mandata da Dio per punire la sua superbia tecnologica, a devastare un altare e subito dopo a farsi il segno della croce. Si potrebbe dire perciò che la distruzione dell’altare non fu il gesto sacrilego di un ateo ma la professione di fede di un convertito. Si potrebbe anche sostenere che i 216 morti nella chiesa di Bajardo sono stati fortunati perché colpiti dalla punizione divina nel momento della massima purificazione delle loro anime e perciò sono andati in paradiso in carrozza.

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      1. Ci sono anche gli atei che bestemmiano perché si divertono a infastidire chi crede. Oltre alle bestemmie involontarie acquisite per abitudine. Ma bisogna ammettere, per il dispiacere di tutti i moralisti, che per il cristiano la linea separatoria tra una bestemmia e una preghiera non è sempre così netta, anche il nostro Dio fu accusato di essere un bestemmiatore.

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  4. Obiezione:
    Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.
    Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

    Un caro saluto e un abbraccio virtuale caro Sircliges.

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    1. Ciao Ubi humilitas.

      Sicuramente Dio può fare tutte quelle cose, e le fa davvero… ma raramente.
      Non viviamo in un mondo magico in cui i miracoli sono cosa di tutti i giorni. Ci sono persone che vivono tutta la vita senza aver mai visto neppure un prodigio: se la fede avesse bisogno dei prodigi per crescere, staremmo freschi.

      Dio può fare quello che vuole, ma il punto è che fa quello che vuole LUI, non quello che vogliamo NOI. Ho scritto il post anche come monito per chi pretende di “comandare” il miracolo con eccessiva sicurezza. Non esiste nessuna garanzia che Dio debba proteggere dal contagio chi prega in chiesa. Può farlo ma anche no. I miracoli si chiedono, non si esigono. Gli unici miracoli che avvengono “automaticamente”, per i quali possiamo essere sicuri che si verificano date certe condizioni, sono i 7 sacramenti. Perché per essi c’è una specifica promessa di Cristo. Per tutto il resto, si chiede con speranza, ma senza pretese.

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      1. Sircliges, ti stimo e ti voglio bene.
        Non per “disputa”, ma per capirci.
        Veleno accidenti e veleno sostanza.
        Chi ci rimane secco e a chi non arreca alcun danno.
        Cosa fa la differenza? La “Fede”-
        Ma non in senso magico, ma proprio in termini di Fede.
        Un poco come Azaria e i tre. Un poco come San Francesco.
        Ma non in senso magico, in termini di Fede! Può dipendere dalla Fede del singolo? Si?
        Fede è credere fermamente!
        E se non avviene?
        I primi cristiani si sono fatti sbranare dalle fiere consapevolmente, per Fede in Colui che nemmeno avevano mai visto…
        Chiudo. E possibile! Si, ma credo che non avverrà.
        Avviene? Muoi per Colui che è morto per me, come fecero i primi cristiani.
        Vale la pena? Riceverlo in Corpo Sangue Anima e Divinità vale sempre la pena!
        E’ medicina di vita eterna, non “elisir di lunga vita sana”…

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  5. Sui morti di Bajardo: si potrebbe sostenere sul serio. Perché il nostro vero bene non è morire più tardi possibile, ma morire nel momento in cui abbiamo il “punteggio più alto” per andare in Paradiso (non funziona proprio a punti, ma è per capire). Il cristiano dice: se devo morire tra cent’anni, ma andare all’inferno perché sono diventato cattivo, e morire domani quando sono buono, meglio morire domani. Ci guadagno.
    Ovviamente è necessaria molta fede per accettare un discorso del genere.

    Ma d’altra parte si potrebbe sostenere anche la tesi opposta. Forse quei morti erano persone cattive, e Dio ha deciso con quel terremoto di mandare un segnale, di punire. Non possiamo escludere neanche questo (a meno che uno non abbia conoscenza personale del carattere di chi è morto).

    E non ci scordiamo che al tavolo da gioco c’è anche quell’altro giocatore.

    La verità è che il mondo ha una trama fitta e complessa, e noi non ne vediamo che una parte davvero piccola. Per questo, quando accade qualcosa di molto grande, bisognerebbe avere molta prudenza e poca sicumera, prima di dire perché è stato o non è stato Dio e per quale motivo.

    Piace a 1 persona

    1. Mi sorprendi: se esiste un unico Dio non ci può essere un antagonista con gli stessi poteri di vita o di morte sugli uomini. Altrimenti ritorneremmo al dualismo Osiride – Seth o a quello tra Ormuz e Arimane. Certo, però, se si venisse a sapere che quella chiesa era stata edificata sui resti di un antico tempio dedicato a Melqart, il dio fenicio che aveva anche l’appellativo di Baal, (i Fenici frequentavano la zona perché commerciavano con l’antica Massalia) allora potresti anche avere ragione. Forse il dio fenicio aveva ancora un bonus e se lo è giocato dopo venticinque secoli di apparente assenteismo.
      È molto probabile invece che il tetto della chiesa di Bajardo fosse malandato, che la comunità fosse troppo povera per tenerlo in efficienza e che di criteri di costruzione antisismica nessuno aveva mai sentito parlare.
      E semplicemente quel terremoto è stata un’altra piccola tappa di quel processo iniziato molti milioni di anni fa e che procede tuttora. Lo stesso processo che ha innalzato le Alpi e alla fine porterà la zolla africana a toccare la zolla europea chiudendo il Mediterraneo. Nessuno ci autorizza a pensare che in quell’avvenimento ci sia stato un intervento divino. Possiamo solo consolarci sperando che i buoni si siano salvati.
      Pienamente d’accordo sul fatto che l’umanità ancora non ha una conoscenza completa di tutta la realtà che ci circonda e ritengo che procedere sulla strada della conoscenza sia la vera missione assegnata al genere umano.

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